STAGIONALITÀ

Il cibo che non deve essere coltivato o allevato o trattato in vista di un lungo viaggio ha un sapore migliore, costa di meno e ha un minore impatto ecologico, oltre a dipendere dalle stagioni. Mangiare così significa meno pomodori freschi in inverno, certo, ma la rieducazione del palato troverà una degna compensazione nel numero assai più ampio di alimenti di quanto uno si immaginerebbe. Il cibo prodotto per il consumo locale non dev’essere pensato per il trasporto. Cambiare i nostri gusti significa rifiutare la sbobba dell’industriaalimentare e cercare alimenti prodotti con cura.

Raj Patel, I padroni del cibo, Feltrinelli 2008

 

Abbiamo pensato di dedicare una sezione del blog alla stagionalità degli alimenti in quanto è uno dei punti che riteniamo essere importante nella cucina di tutti i giorni. Siamo quello che mangiamo quindi è giusto prestare la dovuta attenzione a quello che decidiamo di mettere nel carrello della spesa…

Ortaggi e Frutta:

I vantaggi di una spesa “di stagione” sono tanti ma alcuni possiamo elencarli qui di seguito:

  1. Risparmio: si risparmia ad acquistare un prodotto di stagione rispetto ad uno fuori stagione;
  2. Assunzione di nutrienti: si assumono i nutrienti che la natura ci mette a disposizione per aiutare il nostro corpo nei periodi in cui questo ne ha più bisogno;
  3. Gusto: i prodotti di stagione sono più buoni e più nutrienti;
  4. Rispetto dell’ambiente: si rispetta l’ambiente e non si contribuisce al consumo di energia dovuto ai trasporti e ai metodi di coltivazione forzati.

Possiamo dire, quindi, che consumare un prodotto stagionale significa consumarlo nel periodo della sua naturale maturazione e comunque nei limiti della sua naturale conservabilità. Il rispetto dei tempi in cui la natura ci mette a disposizione i suoi prodotti garantisce l’assunzione e la degustazione di un prodotto buono sia nel gusto che nei valori nutritivi e inoltre ci permette di diversificare in maniera ottimale (stagione dopo stagione) l’apporto di nutrienti utili al nostro organismo. Acquistando prodotti locali inoltre si aiutano i piccoli produttori e si contrasta la grande catena della agroindustria che sta distruggendo ciò che c’è di più prezioso per il nostro organismo: il cibo di qualità.

Pesce:

Per quanto riguarda il pesce noi seguiamo la guida mangiamoli giusti di Slow Food che spiega quali pesci mangiare e quali non mangiare.

Le regole fondamentali

1. Chiedere sempre informazioni (da dove proviene? È allevato o pescato?)
2. Preferire la produzione nazionale, ancora meglio se della propria zona
3. Orientarsi sul pesce azzurro (alici, sardine, sgombri, palamite, tombarelli, …) e sui frutti di mare: sono prodotti con molti pregi, sia ambientali che nutritivi
4. Evitare sempre pesce sotto taglia
5. Alle specie sovrasfruttate (tonno rosso, pescespada, cernia, salmone…) preferire quelle che subiscono una minore pressione di pesca,neglette per quel che riguarda il mercato, ma molto interessanti dal punto di vista gastronomico.
6. Preferire i pesci con un ciclo vitale breve, cioè che raggiungano l’età adulta nel giro di un anno o due (triglie, sogliola, acciughe, pagelli, …)

Le specie neglette
Pesci poco conosciuti ma che costituiscono gustose ed economiche alternative a basso impatto ambientale alle nostre consuete scelte gastronomiche. Alalunga, sgombro, palamita, tombarello, tutti della famiglia del tonno, e poi sugarello, pesce pilota, pesce serra, zerro, lampuga, pagello bastardo, pesce sciabola, aguglia imperiale.

La stagionalità
La stagionalità non è solo un problema di gusto ma di rispetto degli equilibri naturali.

I ricci di mare si riproducono tra maggio e giugno: è vietato consumarli durante questi mesi, si metterebbe a rischio la preservazione della specie. Evitiamo di mangiare i giovanili di ricciola (da agosto a novembre). Mangiamo la lampuga d’inverno perché è il periodo in cui è più buona e non è in fase riproduttiva.

Quale pesce è?
Sappiamo sempre quale tipo di pesce consumiamo? Quando lo compriamo si chiama palombo, verdesca, smeriglio, vitella di mare ospinarolo ma sappiamo che si tratta di carne di squalo? Decine di milioni di squali sono uccisi ogni anno, intenzionalmente o accidentalmente, e l’Italia è tra i maggiori consumatori al mondo. Eliminare questi importanti predatori dalla catena alimentare sta turbando l’equilibrio dell’intero ecosistema marino.

Carne:

Limitare il consumo generale di carni sarebbe opportuno sia nei riguardi della nostra salute sia nel rispetto degli animali e quando si decide di consumarla badare alla qualità sia della carne che dell’allevamento.


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